martedì 9 novembre 2021

RACCONTO: la storia continua

Ero piccola e la televisione era in bianco e nero

Mi divertivo a spegnere e riaccendere quella scatola. Volevo capire cosa accadesse quando, premendo il pulsante, la scatola diventava tutta nera. Cosa accadeva agli omini dentro la scatola? Cosa accadeva alla storia?

Con il telegiornale il mio gioco finiva: "la TV deve restare accesa perché i grandi ascoltavano cose importanti". Io osservavo e non capivo. Poi la parola Africa mi fece sentire grande. Finalmente una parola che conoscevo bene: l'avevo vista nell'atlante. La mia attenzione fu catturata. Guardavo dei bambini magri magri, ma con la pancia gonfia. Guardavo il mio piatto, sul mio tavolo, pieno di cibo e guardavo il loro piatto, dentro la scatola, vuoto.

Chiesi a papà se lui poteva andare a prendere uno, di quei bambini, dargli da mangiare, farlo diventare grasso e poi riportarlo dalla sua mamma; poi prenderne un altro, portarlo qua, farlo ingrassare e poi ...

Papà non rispose.

Mamma allora si affrettò a spegnere la scatola. "Mangia, su, sono cose lontane. Non ti preoccupare. Mangia"

Ma io avevo capito cosa accadeva quando la scatola era nera: la storia andava avanti, anche se io non guardavo.

mercoledì 27 ottobre 2021

RACCONTO: Si sacrifica sempre il più forte

 

A 65 anni mi ritrovai ad accudire i miei genitori anziani: papà, ormai lento e rigido novantenne, e mamma, seppur più giovane ed in forze, affetta da demenza.

Osservavo le mani di papà che cercavano di accarezzare i capelli di mamma, mentre lei, come una bambina capricciosa, si muoveva per non farsi raggiungere. Papà, paziente, ci riprova anche solo due minuti dopo e mamma, questa volta, per qualche strano scherzo del suo cervello, si lascia toccare. In quel momento il sorriso di papà illuminava tutta la stanza ed io rimanevo abbagliato da tanto amore.

Dov'era tutto questo amore quando da bambino mia madre mi torturava con le sue richieste? "hai fatto i compiti?" "hai lavato i piatti?" "hai di nuovo rotto i pantaloni" "perchè le scarpe sono sporche? non avrai nuovamente giocato a calcio con i tuoi amichetti scemi". Ero sempre sotto tortura, sotto intensa osservazione e giudizio di quella donna che avrebbe dovuto essere mia madre. Già, ancor oggi faccio fatica a chiamarla mamma. Preferisco identificarla come madre. Mamma dovrebbe accogliere e ridere con te, dovrebbe insegnarti la dolcezza e l'amore invece... invece, forse, era già la demenza che la faceva parlare.

Papà non era d'aiuto, mi aveva insegnato a fare tutto quello che mia madre voleva: "i piatti, guarda, si lavano così." Lui le faccende di casa le sapeva fare bene: faceva sempre tutto lui.

Tornava a casa dal lavoro, cenava da solo con sua moglie, perché mia madre faceva cenare prima me e mia sorella, e poi ci ficcava a letto, per stare a parlare, da sola, con lui. Era inutile insistere, sarebbero scoppiati furibondi litigi in cui, mia madre, ci accusava di non aver fatto i compiti, di averla fatta dannare, e papà, pur di non sentirla, ci avrebbe sgridato e mandato a letto. Tanto valeva andarci prima ed ascoltare i racconti di papà dalla buia camera da letto.

Dopo cena lei andava a dormire e papà sistemava tutto. Io allora andavo in cucina, accanto a lui, e lo guardavo lavare i piatti: "i piatti guarda, si lavano così" ed io imparavo, felice di stare accanto a lui, a lui che non mi sgridava, che mi faceva un sorriso ogni volta che riponevo un piatto, a lui che, pur di tenere mamma buona, mi diceva di stare zitto.

Poi l'adolescenza aveva complicato tutto. Me ne ero andato a 21 anni grazie al servizio militare e non ero più tornato. Solo ora, dopo la morte di mia sorella e due matrimoni falliti, ero tornato a casa, ma solo per senso del dovere, solo per accudirli.

"Papà. Perché insisti nell'accarezzarla? Il novanta per cento delle volte lei ti rifiuta"

Papà portò nuovamente la sua mano rugosa verso i capelli di mamma e mi rispose: "insisto per il 10 per cento delle volte che si lascia accarezzare"

Papà aveva scelto lei: sapeva che lei, senza il suo amore, non sarebbe sopravvissuta, mentre io si, io potevo crescere anche senza di loro.

Si sacrifica sempre il più forte.


(ispirato da una storia vera... )


domenica 26 settembre 2021

"QUANTO è DIFFICILE LA HAT?"

 Scrivere un articolo per una rivista è sempre un piacere.

Questa volta la sorpresa arriva da DISCOVERY ENDUAL che mi chiede di partecipare alla HAT: la gara di enduro extremo che mai avrei immaginato di fare.

Le sfide sono un pericoloso eccitante per me: non riesco a dire di no.

Ecco qui di seguito il mio racconto di come mi sono ritrovata, con un preavviso di 2 giorni, a guidare una SUZUKI V-STROM 1050 lunghe le strade sterrate della  HARD  ALPI  TOUR da Sanremo a Sestriere.


https://www.discoveryendual.com



venerdì 14 maggio 2021

il mio primo articolo con LeROSA

 


Il mio primo articolo con LeRosa è denso di impegno e lavoro.

LeROSA è un progetto benefit per le donne: ascoltare, collaborare, sorridere.

In un momento di difficoltà il progetto si propone di essere una comunità di riferimento in cui trovare cultura, opportunità amicizia, lealtà e business.

Dando voce alle professionalità de LeROSA con articoli scritti da loro a beneficio di tutti.

Cosa aspetti quindi? Corri subito sul blog LeROSA c'è il mio articolo per te, assieme a tantissimi altri di tutti i tipi... corri non puoi nemmeno immaginare che mondo fantastico ti aspetta.


MIO ARTICOLO BLOG LE ROSA

"Come scegliere la giacca da moto da donna"




Sappi che ci sono già 6.000 visualizzazioni al mese.
Niente male per un progetto benefit (senza scopo di lucro)

domenica 21 marzo 2021

la viaggiatrice sul divano

"Essere una viaggiatrice in tempi di lock down deve essere difficile"

sentenzia la mia amica dall'altro lato di quel filo invisibile che unisce la nostra video chiamata.

Rispondo di botto, quasi irritata, "No! Perché?"

Le amiche vere sanno stare in silenzio ed attendere che il mio pensiero sbocci: "ho dovuto adattarmi, come tutti"

La chiacchierata devia su altri argomenti ma dentro di me la domanda continua a scavare fino a tracciare un solco che diventa così profondo da toccare parti di me che non conoscevo.

"La resilienza" direbbe qualcuno, invece inizio ad incontrare i miei sogni infantili, la mia parte giocosa, l'osservazione di quella me stessa che è rimasta nell'ombra di quelle due me che sono in prima linea: la viaggiatrice e l'osteopata.

La mia professione ha subito una grossa battuta di arresto ed ancor oggi è in rallentamento. Le mie entrate sono diminuite ma non è questo l'argomento di questo post.

La mia attività di viaggiatrice ha avuto comunque uno spunto ad agosto 2020 quando, senza preavviso, ho sfruttato la finestra di apertura per raggiungere, con una moto elettrica, Capo Nord. Un progetto curioso e sospettoso che mi ha portata a sperimentare questo nuovo mezzo con lo spirito da bastian contrario che mi contraddistingue: alla domanda "si può viaggiare con una moto elettrica?" io risposi "Non lo so. Bisogna provare" ed alle loro risate ho sorriso pensando "E-IoParto!" 

Oggi, invece sono su questo divano a chiedermi cosa farò da grande.

"Sveglia Miriam hai 50 anni!" 

"Non ancora! Li compirò ad ottobre quindi, prima cosa: calma"

 


Io sul divano non ci sto!

Questo è un punto certo.


Elenco delle cose da fare

Video Racconti

  •  Libro Emirati Oman
  • Australia Nuova Zelanda 
  • fare finalmente i video racconti del viaggio in moto elettrica a Capo Nord 


Test

  • provare tutte le moto possibili (il concessionario Honda di Brescia mi vuole bene e mi offre spesso di provare nuove moto)
  • provare qualche mezzo elettrico
  • testare abbigliamento e gadget per dare alle aziende informazioni per renderli più funzionali. Questo grazie alla mia esperienza di osteopata


BENE ...iniziamo?


domenica 21 febbraio 2021

Una nuova professione?


    Mi chiamo Miriam Orlandi e sono un essere umano multitasking ed orgogliosa di esserlo.
    Nessun appellativo riesce a definirmi e quindi vi racconto due mie professioni che sono anche sopratutto due mie grandi passioni: Medicina integrata e motociclista.
    Medicina integrata: fisioterapista, osteopata, naturopata, anateorologa, operatore sommato emozionale, insegnate alla scuola di postura ed ortodonzia, (professore aggiunto per un master in ortodontia postulare alla università di Genova) ed altre piccole cose.
    Motociclista: viaggi importanti come Argentina Alaska (23 mesi da sola con la mia moto in un viaggio epico di 52.000 km racchiusi nel mio libro IoParto) ma anche Emirati Arabi, Oman, Australia, Nuova Zelanda (sempre da sola in moto ma con tantissimi bellissimi incontri) e l'ultima in moto elettrica fino a capo nord (anche qui senza assistenza) Tutti viaggi che mi hanno valso il premio "oscar del viaggiatore" a Dubai.
    Negli ultimi 10 anni sono apparse anche interviste su canali nazionali (alle falde del Kilimangiaro, uno mattina, Sky) e riviste del settore ma la cosa che mi sta appassionando di più è che finalmente le mie due passioni hanno trovato un punto comune: test per prodotti dedicati al settore motociclistico e non solo di ambito femminile. (non sono una influencer ma un tester)
    Le mie due pressioni mi danno la possibilità di valutare la funzionalità e l'ergonomia di qualsiasi prodotto dedicato ad un uso pratico, comodo e funzionale. 
I tacchi di una scarpa elegante
 devono permettere di camminare 
e non solo esibire vertigine ed instabilità

venerdì 29 gennaio 2021

UNA MOTOCICLISTA ABBANDONA LE GARE ed i social rispondono

 Sono state spese tante parole su questa vicenda

Vorrei solo riflettere ad alta voce.

Quando qualcuno rinuncia ai propri sogni, quando si arrende e dice "basta! non ce la faccio più" non è solo quel qualcuno a perdere, ma tutti, indistintamente uomini e donne, abbiamo fallito.

Abbiamo perso la possibilità di far crescere una persona. Poteva andarsene, certo, per scelta, ma non perché non ce la facesse più a sopportare xy problema. 

In una società interconnessa leggere che si è sentita sola è un grande fallimento per me.

Leggere che le è mancato il padre, l'appoggio della famiglia e quello degli amici mi ha fatto riflettere.

Leggere che non ce la faceva più a reggere l'atteggiamento discriminatorio nei suoi confronti, mi ha fatto sentire una persona meno umana, meno capace di sentire la sua sofferenza e solitudine.

Ogni donna ha sperimentato i limiti che la cultura impone, ma, permettetemi di dirlo, anche gli uomini, credetemi. Frasi come "Non piangere. Sei un uomo" non sono discriminatorie solo per le donne, sono frustranti anche per gli uomini. 

Questo pregiudizio che tutti noi abbiamo provato dovrebbe accomunarci anziché dividerci.

Ti rammenti quando a scuola ti dicevano: 

"è svogliato, non ci riuscirà mai a raggiungere i suoi obbiettivi" 

"non è portato per questa materia"

"direi che è bene che faccia il ragioniere, ha una mente così brillante"

"disegna così bene, le suggerirei l'artistico"

oppure nella vita

"sei così alta e bella dovresti fare la modella"

"sei molto intelligente, sicuramente come ingegnere avresti successo"

ecco, che vi abbiano incoraggiati o denigrati non importa: siamo stati tutti spinti verso un qualche cosa che non volevamo. Sta a noi combattere per ottenere quel che desideriamo o arrenderci ma .. sempre e solo deve essere una scelta nostra, anche la resa.

Io Vorrei portarvi lontano dalla discriminazione sessuale, vorrei portarvi nella capacità di accoglierci per quel che siamo e sentirci parte di un unico solo respiro. Vorrei che il suo arrendersi fosse sostenuto dal nostro: va bene anche se smetti, vai bene comunque, sei splendida, e puoi scegliere qualsiasi altra cosa .. perché così dovrebbe essere: dovremmo essere tutti liberi di scegliere.

Se volete commentare il fatto come un sopruso maschilista, o una insicurezza personale, bhe .. non mi avrete in questa discussione perchè il punto, secondo me, non è maschio contro femmina, ma società che accoglie contro società che critica. Persone che ascoltano o persone che giudicano senza conoscere?

Da che parte stare? fate come volete ..ma .. io ho scelto di stare dalla parte di lei, non della pilota, ma di lei persona che si è sentita sola.



Voi l'articolo lo avete letto .. o meglio .. il post su Facebook scritto da lei stessa ?

Siccome tutti parlano senza averlo letto ve lo posto qui

https://www.facebook.com/sharnipinfold1/posts/2844121109208690

ma siccome potrebbe accadere che venga cancellato o che siate pigri ve lo metto come immagine




nel caso in cui siate SUPER PIGRI ve lo metto qui tradotto dal fantastico traduttore automatico.

Questo post è per annunciare la decisione che ho preso di allontanarmi dal Motorsport.
Questa decisione non è stata presa alla leggera, anche se è una decisione che mi sta a cuore.
Fin dall'inizio della mia carriera, avevo deciso di darlo al 100%, sapendo che alla fine l'unica opzione era essere certo di aver fatto tutto ciò che potevo avere. Mio padre è morto poco prima che iniziassi a correre. Ciò significava che tutto ciò che ho fatto è stato solo da solo senza guida o supporto. Provenire da un background privo di supporto finanziario o personale ha significato che ho fatto accadere la mia carriera con pura determinazione e sacrificio, che mi ha lasciato alla dipendenza di altre persone. Questo approccio ha significato molte lezioni per tentativi ed errori e, come puoi immaginare, molte lezioni apprese nel modo più duro cercando di trovare la direzione migliore per orientarmi in questo sport.
La mia carriera è decollata come una ricerca a tempo pieno nel 2017, quando mi sono trasferito dalla famiglia per lavorare per uno dei miei sponsor per poter continuare a correre. Da questo momento ho preso la volontà di correre non solo come qualcosa che posso fare e divertirmi nel fine settimana, ma qualcosa che ho vissuto ogni singolo momento di ogni singolo giorno per i prossimi 3 anni. Ogni azione, ogni decisione è stata presa in base alla corsa. Da lì ho venduto tutto quello che possedevo, ho comprato un biglietto di sola andata per l'altra parte del mondo e ho lavorato a tempo pieno per non continuare a pagare. Ho sacrificato molte cose, la mia felicità, il mio stile di vita, la mia famiglia, la mia salute mentale e la mia salute fisica. Sentivo che le corse erano l'unico significato che avevo per la mia vita, quindi all'epoca mi sembrava un piccolo prezzo da pagare.
Durante il mio viaggio nel motorsport, ho vissuto e sono stato esposto a molte sfide, alcune delle quali faccio fatica a parlare. La maggior parte delle sfide che ho dovuto affrontare sono state causate dalla mancanza di rispetto e dal trattamento dispregiativo delle donne. Cose che so che non avrei mai dovuto sperimentare o essere esposto se fossi stato un maschio.
Arriva un punto in cui abbastanza è abbastanza, e mi sento come se avessi raggiunto quel punto. Sento che non voglio più continuare a essere esposto a questo comportamento o essere trattato in questo modo. Questo mi rattrista profondamente. Mi rattrista profondamente guardare le sfide del mio viaggio e riconoscere il fatto che le donne che dedicano la loro vita a perseguire i loro sogni sono esposte a questo e vengono trattate in questo modo. Questo è stato il principale fattore che ha contribuito alla mia decisione di dimettermi.
Posso dire di aver davvero dato tutto quello che avevo per avere successo in questo sport, e con questo sono stato in grado di testimoniare ciò che è veramente possibile quando imposti la tua visione su qualcosa e la insegui al 100%. Dopo aver raggiunto il mio punto più basso, questo mi ha portato a concentrare le mie energie nella guarigione di me stesso e nella comprensione della psicologia del cervello umano. Con questo, sono stato in grado di capire le forze trainanti dietro le cose che facciamo e le cose in cui crediamo. Ho trovato davvero sorprendente realizzare il potere delle nostre convinzioni e le motivazioni dietro i percorsi che scegliamo di prendere. C'è sempre un significato più profondo nelle cose che facciamo e nelle cose in cui crediamo. Fino a quando non diventi consapevole di questi fattori sottostanti, è difficile per noi essere in grado di creare e sperimentare la vita che vogliamo veramente vivere e realizzare il nostro scopo ultimo per cui siamo qui. Abbiamo tutti dei limiti, ma sei tu che decidi se tenerli o meno.
Il mio amore per lo sport continua e non sono sicuro di cosa mi riserva il futuro. Sono molto orgoglioso di quello che ho ottenuto in questo sport e sento che è un peccato non essere ancora riuscito a realizzare il mio pieno potenziale. Voglio dire grazie a tutti coloro che mi hanno supportato, mi hanno fornito opportunità e gli amici che ho incontrato lungo la strada. Spero che dal mio viaggio riesca ad aiutare e incoraggiare gli altri a sapere che sono degni di tutto ciò che desiderano. Il mio desiderio per gli altri è sapere che nessuno ha il diritto di farti sentire indegno oa disagio, o che devi respingere tutto ciò che non ti sta bene. La tua intuizione è la guida più affidabile che abbiamo e le risposte che cerchiamo sono tutte dentro di noi. Sei più forte di quanto pensi e sei capace di più di quanto pensi.


Buona riflessione a tutti . .ognuno sui propri limiti reali e su quelli che si è lasciato imporre

Miriam Orlandi